OGNUNO ABITA IN CIÒ CHE AMA

Una strada di terra che inizia ai confini del niente… quel niente di una città del Sud del Benin, dove tutto scorre veloce e caotico, come le centinaia di motorini che sfrecciano sulle strade di terra rossa, come i mercati affollati da migliaia di persone, dove il caos si contrappone alla meticolosa esposizione di frutta e verdura, ordinate per grandezza e gradazione di colore.

Quel niente di donne che portano i pesi della loro giornata, del loro lavoro, in grandi ceste adagiate in equilibrio sulla testa; quel niente di bambini che corrono scalzi tra i banchi che vendono benzina di contrabbando o, peggio ancora, di quei bambini che non hanno diritto ad esserlo perché sono manovalanza da sfruttare nei cantieri edili.

Quel niente di capanne di foglie di palma, punto di ombra e ristoro per i viandanti; quel niente di artigiani che lavorano il legno con attrezzi rudimentali, tramandati da padre in figlio; quel niente delle case di terra, impastata di sogni e speranze, centro del focolare domestico.

 
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Quel niente di una strada piena di buche e dos d’ane (dossi) che arriva ad una edificio di pietra, imponente, in stile coloniale risalente al primo decennio del ‘900: l’orphelinat (orfanotrofio) di Sakété, gestito dalla Comunità delle suore di Sant’Agostino. Un luogo di Amore, che ospita 43 bambini, dai 3 mesi ai 12 anni, che hanno perso la loro mamma alla nascita o sono stati abbandonati dalla famiglia. Suor Charlotte, suor Lucie e suor Marie Stella si occupano di loro con dedizione e affetto materno, curandone l’educazione, la buona nutrizione, l’igiene, preservandone la dignità umana, principio fondamentale della dottrina sociale della Chiesa.

É lo spirito di Sant’Agostino che guida queste piccole grandi donne che offrono il loro servizio ai confini del niente:

“Chi dunque conforma la sua vita alla carità, possiede quel che è palese e quel che si cela nella Scrittura. Perciò, fratelli, praticate la carità, dolce e salutare, vincolo delle anime, senza la quale il ricco è povero e con la quale il povero è ricco. Nella avversità essa sopporta, nelle prosperità si modera, in mezzo alle dure sofferenze è forte, nelle opere buone è ilare; nelle tentazioni è sicurissima, nell’ospitalità larghissima, tra i veri fratelli lietissima, tra i falsi pazientissima. Quanto è grande la carità!”
( Sant’Agostino )

Una strada di terra che inizia ai confini del niente…quel niente che diventa TUTTO! Il tutto di un’umanità che ha origine in questa terra d’Africa e solo qui ha il suo più sublime compimento; il tutto dell’accoglienza che si sperimenta in ogni singolo incontro, negli abbracci fraterni di occhi che non si incrociano da più di un anno, ma è come se si fossero da sempre incontrati; il tutto della natura selvaggia, dei tramonti carichi di nuovi progetti, della terra di un rosso intenso come l’Amore che solo il popolo africano è capace di provare e donare senza restrizioni e ripensamenti. Il tutto del caos ordinato che scorre lento e che impari ad accettare e ad apprezzare; il tutto di un mondo che penetra l’anima, del quale non riesci più a fare a meno. Il tutto delle donne come suor Charlotte, suor Lucie e suor Marie Stella, che hanno deciso di portare in equilibrio sulle loro teste le ceste cariche di un’umanità privata delle sue viscere. Il tutto dei bambini dell’orfanotrofio di Sakété che riconoscono i fratelli italiani e corrono ad appendersi al collo, che giocano, sorridono, piangono, sanno voler bene solo attraverso il loro grandi occhioni neri e le loro piccole mani color cioccolato. Un saluto schiacciando il cinque, un pallone, un tam tam (tamburo) ed è subito festa, gioia, felicità!

 
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Una strada di terra che inizia ai confini del niente…con i soliti compagni di viaggio siamo di nuovo su quella strada che ci accompagna al nostro tutto. Siamo a Sakété! Siamo a casa! Ed è proprio vero che

“ognuno abita in ciò che ama” (Sant’Agostino).

 

 

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